Un suggestivo Rigoletto messo in scena per l’Estate Musicale Pesarese a Villa Caprile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ stata una serata magica in cui vi è stato un intreccio fra natura, bellezze architettoniche della vicina Villla Caprile, bel canto e la musica romantico-drammaturgica di Verdi, che è come il mal d’Africa, quando ti prende non ti lascia più. E’ in sintesi la serata finale della XXI esima edizione dell’Estate Musicale Pesarese, organizzata dal Coro Filarmonico Rossini, diretto dal maestro Roberto Renili. In programma Rigoletto di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, melodramma in tre atti. Già il teatro di verzura di Villa Caprile era stato sede di rappresentazioni liriche, in passato, per il Rof e per i concerti del Filarmonico Rossini e comprendeva una struttura in legno sopprattutto per motivi acustici. Ora il regista e cantante lirico Roberto Ripesi e il direttore del coro, Roberto Renili, hanno vinto una scommessa rischiosa, portando in scena Rigoletto di Giuseppe Verdi nel teatro di verzura senza alcun supporto tecnico, in una rappresentazione bucolica secondo lo stile virgiliano, ma con una buona acustica, in nome del bel canto. Annalisa Di Ciccio nell’interpretare Gilda, ha raggiunto una interpretazione vocale notevole, accentuando con Jorge Carlos Tello alla fine del secondo atto e nel terzo, dei momenti drammaturgici molto alti. Certo che il ruolo padre e figlia in quest’opera che è stata frutto di riflessione anche da parte di studiosi di psicanalisi nei primi anni del Novecento, è fondamentale nel dramma verdiano. E tutti gli altri personaggi, compresi il libertino Duca di Mantova e la sua corte, buona l’interpretazione di Enrico Giovagnoli, ruotano su questo rapporto, a cui Verdi dedica le arie più appassionate. Il ruolo di Sparafucile, interpretato con una grande carica vocale da Roberto Ripesi e la sorella Maddalena interpretata dalla brava Jimena Llanos, invece diventano parte della psicologia della vendetta del buffone, Rigoletto nei confronti del potente, il duca di Mantoiva. Ma alla fine cince la maledizione.

 

Paolo Montanari

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