Intervista a Biagio Russo direttore della Fondazione Leonardo Sinisgalli, ospite dell’Angolo dellla Poesia

 

L’angolo della Poesia ideato e diretto dal regista Giuseppe Saponara, quest’anno è dedicato alla creazione secondo la concezione biblica dal libro della Genesi, che ha avuto come super visore don Giorgio Giorgetti, noto biblista e teologo. Il tema della serata, svoltasi nellla splendida location del cortile di palazzo Ricci, dedicato a Ritz Ortolani, è stato il quinto giorno della creazione, quando Dio Padre creò i pesci, gli uccelli e gli animali terrestri.

Abbiamo incontrato per questo affascinate tema, direttore della Fondazione Leonardo Sinisgalli, perché il poeta scelto appunto Leonardo Sinisgalli, ha nella sua opera ha evidenziato un percorso che è costituito da tre tappe, che confluiscono spesso sulla natura e la creazione.

-Qual è il percorso in tal senso di Sinisgalli?

“Sono immagini folgoranti, frammenti di testi poetici e non, momenti esistenziali spesso emersi dal nulla e benché isolati, si possono sintetizzare in un sentiero logico. Tre le tappe, come lei diceva,: quella biografica, gli uccelli e i pesci (in realtà questa specie di bestiario come l’avrebbe definita Calvino non è presente nella produzione poetica di Sinisgalli), nell’immaginario poetico e simbolico del poeta-ingegnere e dei documenti inediti dell’artista’.’

-Questo volo Pindarico, “Che raggiri, che voli Da Montemurro ai Parioli”, riassume l’intensa vita di Sinisgalli. Da dove potrebbe iniziare questo racconto?

“Vorrei iniziare dalla visita del poeta con la moglie e il figlio adottivo, da Urbino, il 9 marzo 1962 I torricini, gli aquiloni, che trasportano come gli uccelli disegnati da Leonardo, la poesia di Sinisgalli. “Un uccello in volo è un punto dell’universo che vibra, un desiderio carico di slancio che genera in ogni istante una possibilità di rischio,di errore, di caduta, un’apprensione ched continuamente lo esalta e lo salva. In bilico sopra l’abisso, volare costerà sempre una fatica enorme, e la libertà che è concessa all’uccello, lo spazio che in ogni momento gli si apre, il “paese” che egli guadagna tanto rapidamente, matura in ogni sito la sua morte. L’uccello ha sempre da compiere un viaggio, dove toccare un confine, vola per necessità, non per diletto…egli doveva vedere negli uccelli specchiata la sua ansia di solitudine, la veglia di un destino temerario”. In questa riflessione si comprende la dicotomia di Sinisgalli fra Scienza e Poesia, i due amori della sua vita. Lui che si laureò in ingegneria e divenne poeta ermetico attratto dalla poesia di Corazzini. Poi pubblicitario, ma sempre con la poesia nel cuore. Nei versi scritti per il mio compleanno Sinisgalli riassume la sua vita è una poesia autobiografica con un regressus del poeta tra le braccia della madre, come se fosse ancora viva (era morta nel 1943) Nei primi versi della posia vi è il ricordo pudico della creazione/natività, del parto evocato dal compleanno e dei rapporti materno e filiale che è presene in tutte le raccolte poetiche di Sinisgalli”.

-E dunque gli uccelli e i pesci sono simboli che non hanno rapporti diretti con l’uomo?

“Certo che vi è questo rapporto con l’uomo. Da creativo e pubblicitario ha realizzato BAMBINI E JET, bambini che volano e che diventarono protagonisti nell’illustrazione della rivista CIVILTA’ DELLE MACCHINE, per illustrare i capannoni industriali”.

 

Paolo Montanari

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