La Goletta Verde di Legambiente in transito nel Mar Adriatico

 

L’appello all’Europa dell’Adriatic Recovery Project, alleanza tra attivisti e scienziati per salvare l’Adriatico:

“Se non vogliamo scavarci la fossa, chiudiamo allo strascico la Fossa di Pomo”

 

La pesca a strascico è la causa dell’eccessivo sfruttamento di tutti gli stock ittici dell’Adriatico

 

Siamo agli sgoccioli. Per il Mediterraneo, e in particolare per l’Adriatico, se non corriamo ai ripari non ci sarà scampo. L’accorato appello arriva dall’Adriatic Recovery Project, un’alleanza di organizzazioni non-governative e istituzioni scientifiche, coordinata da MedReAct, in collaborazione con l’Università di Stanford, il Politecnico delle Marche, Legambiente e Marevivo, che punta al recupero degli ecosistemi di acque profonde e degli stock ittici del mare Adriatico ed ha come obiettivo la protezione degli ecosistemi marini vulnerabili attraverso la creazione di Fishery Restricted Areas – FRAs (Aree sottoposte a restrizione delle attività di pesca) nell’Adriatico.

In linea con le raccomandazioni scientifiche di organismi internazionali, e con l’impegno assunto dall’UE durante la Convenzione sulla Diversità Biologica per garantire la conservazione del 10% delle sue zone costiere e marine entro il 2020, le FRAs sono essenziali per la protezione di habitat – e le specie che li popolano – dal sovrasfruttamento dovuto a un’eccessiva attività di pesca.

A dirci che non possiamo più aspettare sono gli impressionanti dati sulla pesca forniti dalla Commissione europea: il 96% degli stock ittici dell’UE in Mediterraneo sono sovrasfruttati, provocando in Adriatico un crollo del 21% delle catture della pesca italiana. Per alcune specie molto richieste dai consumatori la situazione è ben più drammatica, con cali del 45% per il nasello (tra il 2006 e il 2014) e del 54% per lo scampo (2009-2014). Dati ancora più preoccupanti se si pensa che solo l’Adriatico sostiene il 50% della pesca italiana, la più importante nel Mediterraneo, che proprio in questo bacino concentra il 47% della nostra flotta industriale, soprattutto quella a strascico. Questa intensa attività ha causato lo sfruttamento eccessivo di tutti gli stock ittici dell’Adriatico, oggi in forte declino, alterandone gli ecosistemi e producendo di conseguenza una profonda crisi nel comparto della pesca. I dati più allarmanti riguardano il merluzzo (o nasello) oggi pescato, secondo l’Unione europea, oltre cinque volte la soglia di sostenibilità, e tra le specie più richieste dai consumatori. La pesca a strascico insiste anche su aree particolarmente vulnerabili come la Fossa di Pomo, una depressione in centro Adriatico dove si trova la più importante zona di riproduzione (nursery) di scampi e nasello di tutto l’Adriatico.

 

L’elevato sfruttamento dell’Adriatico ha reso questo mare uno dei più impattati al mondo. Se vogliamo recuperarlo cominciamo a chiudere la Fossa di Pomo alla pesca a strascico. È questo l’appello che l’alleanza internazionale, riunita nel progetto Adriatic Recovery Project, lancia all’attenzione del Commissario europeo Karmenu Vella, dalla Goletta Verde di Legambiente, che in questi giorni sta attraversando l’Adriatico.

 

“Sulla protezione della Fossa di Pomo e l’istituzione di una Zona di Restrizione alla Pesca chiusa alla pesca a strascico e demersale (Fishery Restricted Area, FRA) chiediamo l’intervento del Commissario Vella” dichiara Domitilla Senni, portavoce dell’Adriatic Recovery Project.

 

Lo scorso maggio il Comitato Scientifico della Commissione Generale per la pesca del Mediterraneo (CGPM)  ha validato la proposta per l’istituzione di una zona chiusa alla pesca demersale nella Fossa di Pomo  presentata  dall’Adriatic Recovery Project.

 

“Ci aspettiamo ora – continua Senni – che la Commissione europea proponga l’istituzione di una FRA per la Fossa di Pomo, chiusa alla pesca a strascico, alla prossima Conferenza della CGPM (Montenegro, 16-20 ottobre 2017), secondo la proposta trasmessa dal Comitato Scientifico della CGPM”. 

L’istituzione di una zona chiusa allo strascico, per tutelare le importanti aree di riproduzione e accrescimento di naselli e scampi della Fossa di Pomo, sarà il primo banco di prova su cui si confronterà la Commissione europea nell’ambito dell’attuazione della Dichiarazione MedFish4Ever, adottata lo scorso marzo a Malta per risanare la pesca Mediterranea.

 

“Salvaguardare la Fossa di Pomo vuol dire salvaguardare il futuro della pesca – conclude Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde – visto che gli stock sono stati fortemente decimati dalla pesca eccessiva. Riteniamo, quindi, fondamentale che l’Europa metta in campo con urgenza ulteriori misure a tutela di quest’area e per il mantenimento dei cicli vitali di risorse ittiche purtroppo allo stremo. La Goletta Verde –  conclude Eroe – auspica quindi che l’Europa risponda al nostro appello e che ci sia una forte mobilitazione anche tramite la campagna social lanciata dall’Adriatic Recovery Project per chiedere all’UE di vietare lo strascico nella Fossa di Pomo”.

 

 

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L’Adriatic Recovery Project è promosso da un’alleanza di organizzazioni della società civile e da enti di ricerca per tutelare gli ecosistemi marini vulnerabili e gli habitats essenziali per le specie ittiche dell’Adriatic. Il Progetto è finanziato da Oceans5, sostenuto dal Stanford’s Woods Institute for the Environment e coordinato da MedReAct –  associazione non governativa impegnata nel recupero degli ecosistemi marini  del Mediterraneo –  in collaborazione con Legambiente, Marevivo, l’Università di Stanford e il Politecnico delle Marche.

 

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