Un raffinato concerto del Coro Filarmonico Rossini restituisce pagine sacre poco conosciute

 

Un concerto completamente diverso per l’impostazione musicale e i profili musicologici, quello proposto dal Coro Filarmonico Rossini di Pesaro, nel secondo appuntamento de L’ESTATE MUSICALE PESARESE giunta alla XXI edizione. Il titolo molto significativo ma anche impegnativo per la vastità del materiale musicale che potrebbe contenere: MUSICA SACRA NELL’800. Eppure la scelta del programma del maestro del coro Roberto Renili, che ha superato lo schema cronologico, per inoltrarsi sulla musica, l’interpretazione e le influenze della musica del nord europa su quella italiana. I protagonisti della serata, nella splendida cornice della chiesa dell’Annunziata, cappella dei Toschi Mosca, sono stati la soprano con capacità vocali che arrivano anche alle tonalità di contralto, So Hyun Lee, l’ecclettico pianista e basso/baritono Alessio Paolizzi, il Coro Filarmonico Rossini e il maestro e direttore Roberto Renili. Dicevamo di un concerto raffinato e soprattutto nella prima parte di MUSICA RICERCATA E RITROVATA. Infatti, mettere in programma brani di musica sacra di Faurè, che non sia il famoso Requiem, i tre mottetti sacri con impronta protestante di Mendelssohn portati in Italia, la culla della cattolicità tradizionale e il coro a 3 voci femminili di Rossini, poco conosciuta dagli stessi amanti della musica del Cigno di Pesaro, è stata un’impresa coraggiosa. Ma al termine dell’esecuzione, non possiamo che complimentarci con le voci femminili delle due sezioni soprani e contralti, che hanno eseguito molto bene i brani religiosi. In Mendelssohn, l’uso dell’oratorio e della cantata, e qui possiamo anche inserirei tre mottetti per coro 3/4 op.39, ebbe il massimo coronamento , quando il musicista tedesco compose la cantata, per soli coro e orchestra, La prima notte di Valpurga, alla quel fece seguire l’oratorio Paulus e nel 1846 il secondo oratorio Elias. Opere che risentivano dell’influenza bachiana e haendeliana, ma, soprattutto, in questo genere sacro, di tendenze romantiche. In questa corrente musicale che nel nord si stava diffondendo enormemente ma nei salotti da concerto, quando Mendellssohn tentò di portare nel suo viaggio in Italia, questo genere di musica sacra nelle chiese e conventi romani, i risultati non furono molto confortevoli. D’altra parte vi erano documenti papali che vietavano una musica sacra aperta, ed occorreva il rispetto rigido delle sacre scritture. I tre mottetti scritti nel 1830, hanno una struttura semplice in cui entrano le voci dei contralti che vengono poi riprese dai soprani, con un susseguirsi melodico e tematico. Musica dunque non gradita dalla chiesa romana, ma fonte musicale della chiesa luterana. Passano molti anni ma il grande Gioachino Rossini osannato a Bologna per lo Stabat Mater, deve per forza riprendere la tradizione tedesco-nordica per la musica sacra. E compone per coro a 3 voci femminili e pianoforte LA FEDE LA SPERANZA LA CARITA’. Le virtù teologali riconosciute dal catechismo della chiesa cattolica. Ma cosa fa il genio rossiniano? Anche lui in un certo senso rompe gli schemi tradizionali ed introduce melodie che non sono da liturgie, come svilupperà in parte con il suo sinfonismo e musica sacra, Bruckner, ma fonti musicali haydiane che possono arricchire la musica da salotto nell’Ottocento. Ma questo atteggiamento verso il sacro, verso Dio, diverrà più drammatico con lo STABAT MATER, che il coro filarmonico rossini ha eseguito con tutte le sue sezioni e la bellissima voce del soprano So Hyun Lee. Una preghiera verso la Madonna Addolorata e i due movimenti Inlfammatus e il fugato di In Sempiterna Saecula, rafforzano i temi centrali della composizione. Nella Messa da Requiem di Verdi, il coro ha eseguito il grandioso Dies Irae e Tuba mirum. Qui l’atteggiamento di preghiera è collettiva, dell’intera umanità. Gridi disperati con la richiesta di salvezza, che anticipa, e qui è la modernità di Verdi, il grido di Munch. L’uomo vuole salvarsi. In questa dimensione trascendetale e realistica, si può collocare con nuove sfaccettature l’opera religosa di Gabriel Fauré, che con il Requiem lancia un nuovo messaggio, quello della serenità che sostituisce la disperazione umana. La sua location è un grande ambiente religioso, la chiesa de La Madaleine. I due offertori op.65 vengono eseguiti nella grande chiesa parigina, anche se il tessuto musicale non è destinato a motivi liturgici. Ijfine Pietro Mascagni, che a cavallo fra 800 e 900 compone Cavalleria Rusticana, opera che un mixage di tradizione popolare, canti tradizionali e musiche meravigliose come Regina Coeli laetare e Inneggiamo al Signor.

Paolo Montanari

3 comments

  1. Egregio Paolo Montanari,

    nel linguaggio musicale il “contralto” è la più grave, cioe di tonalità bassa, tra le voci bianche o femminili.
    Posto questo So Hyun Lee ha sia un controllo vocale unico (l’ “inflammatus” parte con un sol acuto fortissimo come prima nota tanto per gradire) e, se non ricordo male, il “fa naturale sovracuto” come nota limite (in gioventù il sol) che le permette di eseguire pezzi che pochi soprano possono avere in repertorio.

    Allora o ha sbagliato parola e con “contralto” intendeva qualcosa di molto diverso dal significato che tale termine ha oppure è ora di cambiare le pile all’apparecchio acustico.

    Cordialnente

    Germano Gabucci

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    • Caro signore Germano Gabucci io intendevo dire più semplicemente che la cantante coreana ha un’estensione vocale che va dal soprano al contralto, confermatami dal maestro Roberto Renili. Per quanto riguarda le mie pile grazie a Dio, ancira non le ho messe. Sono stato segretario dell’Ente Concerti per 15 anni e sono un tenore in due cori lirici. Penso che basti. Spero che non mi offenda.
      Paolo Montanari

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      • Ha perfettamente ragione Signor Montanari: l’estensione ed il controllo vocale della Signora So Hyun Lee sono stupefacenti.
        Purtroppo, voglio immaginare per una sorta di strano provincialismo, essa non gode della fama che tali talenti meriterebbero.
        Ed il fatto di non essere “italiana” la penalizza professionalmente in quanto si pensa che sia improbabile che una “straniera” possa avere una pronuncia in italiano e latino cosi precisa.

        Per quanto riguarda “le pile”, ben conoscendo il suo vissuto, le assicuro si trattava di un’innocua battuta che aveva come unico scopo quello di strappare un sorriso e non certo intenzione offensiva.

        Cordialmente

        Germano Gabucci

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