Le poesie di Laura Arual

 

Trenta giugno

Squarci di luglio

Le rondini che volano

Nel punto più alto

Dei desideri

Fra ombra e luce

Si getta il cuore

Nel posto più profondo

Dell’estate

Quando tutto ancora

Deve arrivare e partire

Restare o fuggire

Ma è già una svolta

 

 

Luglio è tutto dell’estate

Pioggia e sole

Temporali improvvisi

Che ti vengono a svegliare

Ricordi e vento

Sudore di un tempo che

Corre sulla tua pelle

Come se dovessi ritornare

Allo stesso punto in cui

Ti sei lasciato

È già un segno da riguardare

Per vedere fino a che punto

Puoi arrivare terra di

Pelle dorata amata odiata incompresa

Baciata bruciata arsa viva dal sole

È temere e amare lo

Stesso istante

A cui aggrapparsi ancora

Che vuoto lascia luglio

Quando deve partire

Nel pieno del nostro tempo

Luglio è bello

Per chi non sa pensare

È stato giovane con lei

Incoscienza spettinata di una corsa

Sfrenata

E poi improvvisamente vecchio

Come un dolore

Luglio ha la bellezza di un girasole

E l’addio del grano

Adesso che ha gli occhi di lui

Fino all’ultima curva del cuore

Luglio per me si chiama sempre

E per sempre

Amore

 

 

L’ugola del temporale

Si agita il mare

Ancora di più la riva

Quasi un deserto la spiaggia

dove spuntano i fiori chiusi degli ombrelloni

Qualche baretto rimane ad aspettare

L’evolversi della situazione

Il vento sulla ferrovia

Ha la voce di un bambino che piange

Che vuole restare

Ho smesso di credere ai treni

Da quando mi hanno fatto male

In sella alla bici sembro un mulino

A vento che macina strade

Le gocce sull’asfalto profumano

Di antico e non so se mi piace

Mi risveglia dentro un temporale

Vedo gente fuggire una gara

Come se volessero arrivare prima

Di lei la pioggia estiva

E vederla dalla finestra passare

Casa terra di uomini e cortili

Di passi e corse di pensieri e feste

Casa tana di inverni e primavere

Vestito sempre un poco stretto

Terra da cui si sogna di salpare

Ma porto dalle tue paure

Casa che svetti finestre e rinfacci porte

E spesso mi domandi

Se ho vinto o perso

La gara contro il tempo

 

 

Il primo di luglio

Mi porta lontano

Avanti e indietro nel tempo

A volte si ferma lì

Dietro la finestra

Ed io lo sento dentro

È come se lui fosse solo

Una festa

Mi ricorda Marotta la parte

Più felice e spensierata

Mi ricorda un amore

Cicala di strade infuocate

Mi ricorda me senza trucco

Senza niente o forse col tutto

Di una carezza

Mi ricorda mio padre che mi aspettava

Geloso di non esserlo più

Mi ricorda mia nonna che ritrovava

Mia madre la figlia più grande

E diceva che stava bene anche

In Urbino Ma con lei si riposava

Mi ricorda un’amica solitudine

Che mi chiamava

Lei è rimasta uguale

E il dolore che colse la festa

Noi siamo e non siamo più

E tu luglio

Sei sempre più tu

 

 

 

E l”ho sentito il vento

Litigare tutta la notte

Con la parte più ostinata

Dell’estate

Forse ha pianto

Ma come se nulla fosse successo

Corteggiato

Come un divo che canta

Luglio

È arrivato

 

 

Una valigia bianca coi profili viola

Che profumava di vento d’estate

Il mio primo luglio riparte da lì

Una macchina bianca

Quella di mio padre una Fiat Miralfiori

Che buffo pensare che oggi lavoro lì

Non alla Fiat

E la strada che dalle colline scendeva

Verso l’Adriatico

Ed ero disposta a stare anche in mezzo

Che il finestrino era per mia sorella Lucia

Che soffriva la macchina

E per mio fratello più grande Luca

Che comandava

La piccola sulle gambe di mia madre

Bella come una fata

Mio padre al volante

Ed eccola….riconoscevo la strada

Il ponte di Mussolini da passare

E di là come la prima volta

Adrenalina gigante Il mare….

 

 

 

prima domenica di luglio

il profumo è lo stesso di mandorle tostate

la gente del porto che cuoce le alici impanate

le borse colorate

le magliette con le scritte

porto fermo che ospita lo stesso sole

che ha già preso i muri delle case

la cuccagna dell’albero

che nessuno l’arriva

le giostre il calcioinculo

che va e non va

il tagada’

belle donne disegnate sui pannelli colorati

il tipo che urla al microfono la musica di qualche tempo fa

tutto uguale

il barcone che salperà all’ora dei fuochi sul mare

strade piene e vuote

di chi mi manca da sentire l’assenza

in un fiume che va

alla festa del porto

niente è cambiato si…

forse quello smart che farà la spia

io ci sono stato

come se al mondo interessasse sapere chi sei

e poi sicuramente una volta sarei rimasta fino alla fine

adesso che mi piace solo l’inizio

i fuochi dal terrazzo di casa lontano

mi chiamano dal letto

penso adesso a chi deve tornare

e adesso assomiglio a mio padre

che si godeva in mutande d’estate il suo tè

da portarlo a dormire con sé

 

 

 

Voglio vivere

Con gli occhi della festa

Quelli della luna

Sempre a un passo da domani

E da fianchi di sole

Scivolare al fiume

Che ci abbraccia insieme

Come se nudi fosse più facile

Scambiarsi la pelle

E curarsi le ferite

Voglio vivere con le tue mani

Il peccato di rifarlo ancora

Costruire dalla terra dei baci

Le colonne dei sospiri

Che reggono il cielo

Consumare la fiamma

Che arde la brace fino al cuore

In cui rotolare vivi

Fra un battito e l’altro seguirti

Fino in Paradiso

E

Non aver paura di non volere più

Tornare indietro

 

 

Laura Arual

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