“Attraversando parchi e boschi di eucalipti, arrivo infine a Santiago di Compostela…….”

 

 

 

 

 

 

 

“Attraversando parchi e boschi di eucalipti, arrivo infine a Santiago di Compostela, provincia de La Coruña, nuovo capoluogo della comunità autonoma della Galizia.
E’ la fine naturale del famoso Cammino, riconosciuto ‘patrimonio dell’umanità’ dall’Unesco nel 1985 ed ‘itinerario di devozione europeo’ dal Consiglio d’Europa (23 ottobre 1987).
E’ un’emozione grande e, subito dopo, almeno per me, un gran sollievo: ci si libera del caldo, della fatica, del peso dello zaino, delle scarpe e calzini da trekking, per apprezzare la bellezza della città che vanta- tra i tanti monumenti religiosi e storici- la famosa cattedrale che custodisce le spoglie dell’apostolo san Giacomo. Iniziata in stile romanico nel 1075, si presenta per gran parte in stile barocco: la facciata sull’impressionante piazza do Obradoiro è stata edificata da Fernando de Casas Novoa tra il 1738 e il 1750.

Il Cammino (quasi 800 km) è iniziato molti e molti chilometri addietro, partendo dalla cittadina di Saint Jean Pied de Port, ai piedi dei Pirenei, antico capoluogo della bassa Navarra, da cui parte il sentiero che segue l’antica via romana
E’ un Cammino che mi ha portato
-a scavalcare i Pirenei (con le sue montagne verdi come quelle della canzone, i boschi alti e fitti, i prati sfavillanti da apparire quasi gialli dove riposano pecore e mucche immobili come quelle del presepe, mentre un gruppo di cavalli- ciascuno con una campana al collo- litiga per abbeverarsi al ruscello;
-a giungere a Roncisvalle, sentendomi anche io, una paladina del Re come Orlando che comandava la retroguardia dell’esercito di Carlo Magno e che qui, il 15 agosto 778 d.C,, subì ed affrontò l’attacco sferrato dai ‘Vasconi’ (baschi);
-ad attraversare fiumi ed a fare pediluvi nei ruscelli;

-ad incontrare paesini inesistenti e grandi e belle città (Pamplona, Burgos, Léon), maestose chiese ed imponenti cattedrali;
-a vivere i grandi spazi, chilometri di bellezza a perdifiato, dove i boschi di conifere si alternano a campi verdissimi, a coltivazioni di grano punteggiati da fiordaliso e papaveri;
-a lasciarmi alle spalle desolate mesetas dove non c’è alcun albero (né casa o fontana) per chilometri e chilometri e l’unica ombra che vedi è quella tua.
-a costeggiare per chilometri e chilometri i vigneti (57.000 ettari) de La Rioja, coltivati già ai tempi dei Fenici e Celtiberici (il più antico atto in merito è datato 873).

Come dimenticare
-le nuvole bianche della Navarra,
-il verde abbagliante della Galizia con i suoi giacinti viola e le ortensie bianche, grandi come palloni;
– il caldo sul viso, il sudore sulla schiena, la nebbia, la pioggia ed il vento tagliente che la Castiglia riserva agli ospiti che attraversano le sue montagne…
Come dimenticare infine la scalata a ‘O Cebreiro’ (spauracchio di tutti i pellegrini del passato) con i suoi 29 km tutti in salita e fatta a circa 30°?
Sarà impossibile farlo, lo so già”.

Paola Cecchini

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