Convegno alla Pescheria su Roberto Rossellini, alla presenza del figlio Renzo

 

-Se tuo padre, Roberto Rossellini, fosse qui oggi alla Pescheria per ricordarlo e soprattutto riflettere sulla sua opera, che cosa direbbe?

“Si lamenterebbe di come il cinema è diventato”. La domanda del presidente della Mostra del cinema di Pesaro, Bruno Torri, trova una risposta immediata e sintetica di Renzo Rossellini, figlio del grande regista, che lo si ricorda a 40 anni dalla morte, in un convegno alla Pescheria, alla presenza del più grande studioso di Rossellini, Adriano Aprà, Turigliatto, Piero Spila, il gesuita padre Virgilio Francuzzi e Elena de Grada. L’iniziativa rientra in un omaggio con cinque film di Rossellini che la Mostra internazionale del Nuovo Cinema, gli ha voluto dedicare. “E’ un dovere ricordare Rossellini, che insieme a Pasolini, ha aiutato la mostra del cinema a crescere, ha sottolineato Bruno Torri. Rossellini sottolineava spesso: “noi abbiamo parlato troppo del linguaggio cinematografico, ma è più importante il discorso”. Tutto ciò perché Rossellini guardava al tutto, alla storia e all’uomo. Renzo Rossellini l’erede culturale del grande regista, ha più volte sottolineato anche con commozione, come il cinema per il padre era rispetto del prossimo. Pensiamo alla dignità femminile. Le sue protagoniste nei film non sono mai nude, ma vivono con i sentimenti di dolcezza, intelligenza, evidenziando la fragilità della donna. Il mio papà, ha proseguito Renzo Rossellini, mi ha insegnato tutto nella vita. Mi ha impegnato a difendere i deboli e lottare contro i prepotenti”. Dunque Rossellini un profeta utopistico? A questo interrogativo ha cercato di rispondere per un certo aspetto, Adriano Aprà. “Nel volume che realizzai in occasione della retrospettiva pesarese su Rossellini, dal titolo Il mio metodo, si sono evidenziati i criteri del sistema Rossellini. Nella riflessione del convegno mi soffermerò sull’ultimo periodo di Rossellni, che corrisponde con l’enciclopedia storica e i film realizzati per la televisione. Il periodo storico di Rossellni va dal film Viva l’Italia fino alla sua morte all’età di 71 anni. Il periodo storico per Rossellni è quello precedente dell’illusione e dell’allusione. Con gli appunti di viaggio Rossellini scopre la televisione. E sono film in 36 mm, passati una sola volta. Ma già Rosslellini pensava alle cassette, ma non immaginava che con il web e dvd, la sua opera sarebbe diventata conosciuta in tutto il mondo. Film molto complessi quelli per la televisione: forma primitiva,cinema delle origini, poi uno sviluppo verso i nuovi mezzi multimediali. Mentre Pasolini non ha lasciato eredi, Rossellini è stato un apriporta verso gli effetti della globalizzazione, scontro delle culture, i problemi climatici, crisi dell’uomo e della società. Rossellini fu fondatore del Neorealismo ma fu il primo ad accorgersi dei suoi limiti, superando ogni tipo di formalismo. Rossellini utopista si avvicinava sempre più all’idea dei codici narrativi.” ” In Rossellini, ha sottolineato Bruno Torri, che si definiva ateo, in realtà vi è stata una grande ricerca religiosa. Ma il suo credo più forte è stato nel valore della cultura e della conoscenza”. Per padre Virgilio Francuzzi, Rossellini è stato un gbrande utopista sconfitto però dalla cultura che gli era avverso. Una dolorosa sconfitta, che potrebbe riportare alla resurrezione del grande regista romano, solo con l’utilizzazione del suo mAteriale cinematografico e televisivo in rapporto ai nuovi media. In particolare al web. Allora si avrebbe la resurrezione di Rossellini dalle ceneri. Un regista amercano del calibro di Martin Scorsese ha suddiviso in tre periodi l’opera di Rossellini: il periodo della guerra, l’internista e il periodo storico. In realtà vi è una straordinaria unità tematica che va dalla lotta dell’uomo per la libertà. Nei suoi film vi sono dei punti di riferimento: quello didattico e quello economico per sconfiggere l’ignoranza. Un esempio di spinta religiosa in Rossellni vi è nel film Giovanna d’Arco al rogo, dove la protagonista Ingrid Bergman grida: ho spezzato le catene. Anche in Roma città aperta si trova questo senso di libertà non solo con i suoi personaggi eroici ma anche con un personaggio secondario femminile, Marina che diventerà Karin nel film Stromboli in cui vi è il confronto con Dio” VI è un romanzo dello scrittore fanese Ermanno Pierpaoli, Iddu l’amico, in cui si respirano le stesse atmosfere stromboliane che vissero Rossellini e la Bergman nel girare il film Una ricerca religiosa e trascendentale di Rossellini-Bergman, che grida con la disperazione chiedendo aiuto a Dio, proprio sulla vetta del vulcano. E vi è la ricerca di Pierpaoli nella propria esistenza di quella luce che illuminerà di gioie e sentimenti il proprio cammino. “Ho visto girare il film Stromboli, perché io ho una casa proprio vicina a quella che aveva affittato il grande regista e Ingrid. Ho capito subito, ha sottolineato Pierpaoli, che il suo film sarebbe stato una ricerca spirituale, sull’esistenza e silenzio di Dio. Anche nel mio romanzo, che è in parte autobiografico, si ritrovano queste componenti. Vi è una ricerca a volte spasmodica,che ti pone i limiti della tua sapienza e disponibilità al sacrificarti per vivere un’avventura terrena. La sapienza, parola molto cara a Rossellini, necessaria per caire che nella vita vi sono valori che tu potrai desiderare e catturare nel tuo cuore per gioirne. Il sacrificio, altro termine rosselliniano, che anche diventa gioia terrena, quando compirai un’avventura che ti esalterà la vita. In tutte queste verità umane, ritrova i ritmi di una vita che non muore. Anche questo è un insegnamento di Rossellini, che ho capito ed applicato alla mia narrazione. Dunque come nel mio romanzo domina la poesia che diviene ricerca dell’Amore, nel cinema di Rossellini, vi è la gioia poetica ma anche la sofferenza dell’uomo solo, di scagliare infinitesimi granelli di sabbia nel cosmo”. Infine la studiosa Elena de Grande, ha evidenziato il difficile rapporto fra Rossellini e la critica, che non lo ha mai compreso nella sua totalità. Ad esempio il film Roma città aperta, è soprattutto importante perché ha infierito sul concetto di una popolazione, quella italiana, sconfitta dalla guerra,trasformandola in una popolazione vittima del fascismo”.

Paolo Montanari

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