Antonio Faeti incanta il pubblico della Sala Rossa del Comune di Pesaro con il suo Pinocchio

 

Non poteva concludersi meglio il ciclo di conferenze Le metamorfosi contemporanee, a cura di Paolo Montanari, che si sono svolte nella Sala Rossa del Comune di Pesaro. Il ciclo organizzato dall’Associazione Culturale Pegasus e Assonautica di Pesaro ha visto il patrocinio del Comune di Pesaro, Assessorato alla Bellezza. Relatore della conferenza Da uomo a burattino: il Graducato delle metamorfosi, è stato Antonio Faeti, il più autorevole studioso della letteratura per l’infanzia, già docente all’Università di Bologna, all’Accademia d’Arte di Bologna, consulente del prof. Roversi Monaco, insegnante presso la Cattolica di Milano.

-Professor Faeti, che cos’è la metamorfosi per lei?

“La metamorfosi è costituita da condizioni che implicano un radicale e improvviso mutamento che porta chi lo mette in atto a ritrovare le antiche regole che sono connesse con l’intero patrimonio di fiabe e di leggende, che ogni cultura possiede”.

-Lei nella sua conferenza ha distinto metamorfosi da cambiamento. Perché?

“Il cambiamento implica una serie di passaggi, in un itinerario. In un certo qual modo nell’iter esistenziale è ad esempio meno radicale delle metamorfosi”.

-Perché la metamorfosi si identifica con la fiaba?

“Perchè si espande in un spazio totale. La fiaba è l’erede nascosto in una ricchezza totale fatta di bene e di male. Ad esempio il famoso scrittore di fiabe Perrault ebbe due vite: quella del funzionario di stato e quello di frquentaroe di osterie. In un certo qual modo anche io, che provengo da una famiglia povera, ho frequentato due realtà diverse: la scuola, l’università e l’insegnamento . E le osterie dove sentivo i segreti di una Bologna popolare e viva. Io sono stato peggio di un ragazzo di vita di Pasolini, perchè quei ragazzi avevano un pò di protezione. Io no”.

-L’importanza della figura del cardinale Biffi, vescovo di Bologna, teologo e grande conoscitore di Pinocchio. Una figura che ha inciso nel suo percorso culturale?

“Certamente l’amicizia con il Cardinale Biffi, ha orientato le mie scelte ed ha condizionato anche mio padre, che ne era un grande ammiratore. Per Biffi Pinocchio è la fiaba cristiana, scritta da un massone Collodi. All’interno del tessuto narrativo vi è una quantità enorme di singoli che fanno riferimento al nostro vero immaginario collettivo che è quello cattolico”.

-Lei professore nella sua conferenza ha evidenziato la dicotomia fra il bene e il male, che si identifica nel diavolo. Il cosiddetto omino di burro?

“Direi proprio di sì. Sono pochi gli uomini e sacerdoti, fra cui padre Marella a Bologna che hanno distinto il bene dal male. E guarda caso che padre Marella era un prete modernista, come Murri, prima scomunicato dalla chiesa e poi riaccolto. Solo queste persone si sono messe in prima persona per edvidenziare il rischio antropologico del bene che diventa male. E questa lotta la si rtitrova anche in Pinocchio, il burattino che divene uomo. Nella fiaba che è di origine pagana, la cattiveria e la perfidia cercano di dominare. L’ombra cattiva,.l’omino di burro, è nascosta lì. Nel cinema a parte il Ladro di Bagdad, sono falliti i tentativi di fare film da fiabe. Perchè la metamorfosi è difficile riprenderla con una macchina digitale. Anche la capacità di interpretare la metamorfosi da parte della chiesa si è indebolita, perché la chiesa non è più ascoltata e il riferimento teologico è povero”.

 

Paolo Montanari

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