Un grande spettacolo coreografico su Mary Poppins al teatro Rossini gremito di persone

 

 

 

 

Ormai l’associazione Centro Studi Danza di Pesaro, diretto da Paola Forlani, ci sta stupendo da anni con le sue bellissime realizzazioni al teatro Rossini di Pesaro. Dopo il successo del Piccolo Principe al Rossini, la grande macchina coregrafica ha presentato Mary Poppins, uno spettacolo tratto da un libro e film di successo, ma che ha avuto il merito di rinverdire dei personaggi entrati nell’immaginario collettivo, ma pur sempre protagonisti degli anni Sessanta. Era il 1964 quando uscì per la Disney Mary Poppins, un film diretto da Robert Stevenson, tratto dai romanzi omonimi di Pamela Lyndon Travers. I protagonisti di quel film che è passato nella storia del cinema di animazione-fiabesco, sono stati: Julie Andrews nella parte di Mary Poppins e Dick von Dyke nel ruolo di Bert. Per la prima volta l’impero di Walt Disney, comprendeva come il suo pubblico, dopo i successi di Biancaneve e di tutta una serie di film dove il mondo animale impersonificava l’uomo con i suoi pregi e difetti, voleva commuoversi e divertirisi con personaggi umani nel vero senso della parola, soprattutto provenienti da ambienti sociali poveri e spesso sfruttati. E allora quale poteva essere la miglior location sia per il film, ma soprattutto per la rappresentazione coreografica del Centro studi danza, se non il mondo delle suffragette del 1918, in quel clima conservatore inglese e in particolare londinese, rappresentato mirabilmente dagli scengrafi Pippo, Marco e Francesco? La storia di Mary Poppins la conosciamo tutti. E’ lei la straordinaria tata magica piovuta dal cielo, interpretata dalla brava ballaerina Caterina Carloni, che rivoluziona il quieto vivere perbenista di casa Banks. Paola Forlani, con l’aiuto di un valido team per le musiche, le scenografie e le coreografie, è riuscita in questo intento. Pur essendo un saggio di fine anno del Centro danza, è riuscita a realizzare una narrazione, che come il celebre film degli anni 60 si è discostata dal libro. Una notazione meritoria a Michael, il bravo Alberto Liera, giovanissimo, ma già animale da palcoscenico, che in quasi tre ore di spettacolo, ha attratto su di sè l’onere di guida di piccolissime promesse della danza pesarese e insieme alla sorella Jane, impersonata da Ilaria Migliaccio, ha dato vita a quel binomio di figli pestiferi, che solo Mary Poppins, fra i giochi, le sorprese e i sogni riesce a far tornare bambini, superando la cortina di rigidità del padre Mr Banks, impersonato da Lorenzo Frulli e da una dimensionata, non per bravura stilistica, ma per scelta scenograifa, mrs.Banks interpretata da Sofia Francolini. E lui Mr. Dawe Bert, il famoso spazzacamino, interpretato da Matteo Ferri, che fine ha fatto in questa favola fra musica e danza? E’ vivo, forse anche troppo vivo, surclassando talvolta sulla scena la più dimessa Mary Poppins. Un pullulare di generi musicali, dai grandi motivi classici, alla musica contemporanea, rock, pop, che però non infastidiscono lo spettatore, perchè ordinati, secondo le concezioni coreografiche tradizionali. Paola Forlani è una ballerina, che ha messo al servizio della didattica la sua esperienza di etoile. Il musical, lo si può definire anche così, per il mixage fra danza, musica, parlato e canzoni, si discosta in vari punti dal libro. Nei romanzi, infatti, Mary Poppins viene assunta in casa Banks grazie a un annuncio su un giornale. Nel musical pesarese la tata viene nella quiete londinese di casa Banks, perché ricompone la lettera stracciata da Mr Banks, scritta dai bambini sulle qualità della tata ideale. Mary Poppins non è la governante cattiva, brutta e rigida come vorrebbe Mr. Banks, ma è una specie di fata, che alla fine redime proprio il severo padrone di casa, che, ed è una contraddizione dei tempi, sposa proprio una suffagatta, protagonista di un mondo lontano dalle sue regole. Nel libro manca il riordino della stanza, mentre nel musical dalla famosa borsa di Mary Poppins, escono tutti gli oggetti a lei cari e che diventeranno un cordone ombelicale per i due ragazzi di casa Banks. Il famoso Basta un poco di zucchero e la pillola va giù, diventa un leit motiv, utilizzato nel musical con accentuazioni moderne. Anche il suggestivo ballo degli spazzacamini, uno dei punti in comune con il film, ha una sua centralità nello spettacolo. Ma ciò che è il fulcro, secondo me, dello spettacolo diretto da Paola Forlani, è l’uso della simbologia degli aquiloni, il senso della libertà, della conquista dei veri sentimenti umani, al di fuori dei pregiudizi. Il musical come il film si concludono con la ritrovata unità famigliare dei Banks e dell’amicizia divenuta amore fra Mary e Bert.

Paolo Montanari

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