Le poesie di Laura Arual

Sei il mio equilibrio

E il mio squilibrio

Follia e ragione

Respiro e battito

Musica e parole

Tutto ciò che non si dice

Ma che vorresti urlare

Tutto ciò che sono

E che non sono

Tutto quello che mi manca

E mi appartiene

La quadratura

Del cerchio

E del foglio

Il guizzo negli occhi

Ed il sogno

Che li bacia e li avvolge

In carte dorate di illusioni

Sei la forza della natura

E il suo estro

Acqua e fuoco

Gennaio ed agosto

Messi insieme

La paura di averti e di perderti

Il sasso nel lago

L’onda nel mare

Ombra e luce

Nello stesso posto

Silenzi nudi di occhi e cuore

Il miracolo di far nascere Amore…

Il mio buongiorno

La mia buonanotte

Le mie ali

Le mie catene

Sei tu

Mi piace pensare che ogni

Poesia sia un vestito che ti vada

Addosso

Da toglierci di baci

 

 

I gabbiani al tramonto

sono la sola cosa

che rimane

dopo le stelle degli occhi

degli amanti che si rubano il fiato

e i desideri

che sono uguali a mille anni fa

nascondersi il cuore nelle mani

giocare ad aversi

e perdersi per l’eternità

nella vertigine dell’ultimo cielo

che si spoglia di ali

per fare spazio ai sogni

che sono le parole dell’anima

 

 

Grigio vertigine il dopo

sbornia del cielo

stanotte ha piovuto

un tempo per pensare

prima che raggi incandescenti

rapiscano il silenzio del mare

ed incosciente li seguirai

fino alla riva di un sogno

in cui assetarti di attese

e quando sarà il tuo turno

fuggirai

vorrei grandi braccia scolpite d’amore

che abbiano tempo e spazio

terra e universo per chiamarti poesia

 

 

Temporale di giugno

è un bambino che gioca

e rimette tutto a posto

é qualcuno che annaffia al tuo posto

un amico che ti versa da bere

e paga per te

è stendersi un attimo prima di ripartire

mio padre o forse mia nonna

che si chiudeva le orecchie e chiedeva è passato?

é l’innocenza che gioca ad esser grande

mai come un temporale di giugno

mi coglie sul ramo

la voglia di bere dalle mani di qualcuno

più grande di te

da ascoltare

non mi fa paura

perché salta la fine

come quella fune

che ad ogni giro

mi trovava un po’ di più

sei tu che mi vieni a prendere domani

 

 

Ci prendiamo

ci lasciamo

siamo o non siamo di qualcuno

ci leghiamo

a volte per paura del vuoto

ma è solo l’amore

figlio del cielo

l’eternità che lascia il segno

innocenza che ti schiudi

ad un sole di giugno

che comincia a bruciare i semi nei campi

e scioglie il laccio

a una spinta più forte

che fa nascere baci

l’universo appeso alle ciglia

qualcuno che ti tocca il cuore

che dita di ghiaccio avranno

e  tutto che ti precipita dentro

nella fretta di aversi

sei tu diviso in due

un bianco e nero dell’anima

la vetta di mani

qualcosa che continuerai a cercare

nelle tue sere ad occhi in su.

 

Laura Arual

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