Intervista ad Enrica Bruni direttrice museo civico di Civitanova Marche sulla salvaguardia del pittore Pietro Tedeschi artista pesarese tra Pesaro, Urbino e la bassa Marca

 

Enrica Bruni, direttrice del museo civico di Civitanova Marche, insieme alla storica dell’arte, Grazia Calegari, la storica Giovanna Patrignani, Riccardo Paolo Riccardo Uguccioni, presidente della Fondazione Oliveriana, e tanti autorevoli studiosi, hanno partecipato ad un interessante convegno a Pesaro, di fondamentale importanza per la storia non solo della città, ma per tutta la storia delle Marche. Un convegno dedicato al pittore del settecento Pietro Tedeschi che, proprio a Pesaro, ha lasciato un suo capolavoro e due tondi nella storica chiesa di Sant’Agostino.

Parliamo dell’importanza artistica di Pietro Tedeschi, con la dottoressa Enrica Bruni, direttrice della Pinacoteca Moretti, sede del museo civico di Civitanova Marche, che racchiude molte opere del Tedeschi e dove vi è stata una importante mostra dal titolo PIETRO TEDESCHI E I MITI DEL SACRO.
“La personalità artistica di Pietro Tedeschi è ancora oggi non adeguatamente nota. Il pittore infatti, per la qualità del tratto e per il suo aderire a un concetto di inventio, tutto accordato su una misura precocemente neoclassica, si rivela figura di notevole interesse, in particolare se rapportata a quel gruppo  di pittori che, borderline, esplicarono la propria attività tra Roma e la provincia papalina, Umbria, Marche e Terre di Romagna, ha scritto nell’introduzione al catalogo della mostra civitanovese, Maria Rosaria Valazzi. Il convegno pesarese ha voluto fare il punto sugli studi e aggiornamenti sul Tedeschi e anche sui progetti di recupero di alcune sue pale, come quella pesarese, il  cui restauro affidato a Letizia Bruscoli, andrebbe completato. Tedeschi ebbe una fitta corrispondenza con il pittore pesarese Gian Andrea Lazzarini e con Annibale degli Abbati Olivieri. Tutto questo materiale è conservato presso la Biblioteca Oliveriana di Pesaro. Nato a Pesaro, il Tedeschi ebbe la sua prima educazione artistica nella sua città natale accanto al Lazzarini, con il quale partecipò nel 1772 al grandioso programma decorativo di Palazzo  Machirelli-Olivieri. Dunque il primo periodo artistico di Tedeschi è accanto alla scuola del Lazzarini, che oltre a Pesaro, operò con opere decorative a Bologna nel 1770, a Macerata tra il 1775 e il 1776 e poi l’attività più approfondita e molteplice a Roma, dove fondò una scuola di pittura. La prima opera nota del Tedeschi è il ritratto di Benedetto Giuseppe Labre attualmente nella Pinacoteca di Ascoli Piceno. Ma la prima opera commissionatagli è la Santissima Trinità tra i Santi Agostino e Lorenzo per l’altare maggiore di Sant’Agostino di Pesaro. Sempre a Pesaro dipinse, per la chiesa di San Cassiano, La Vergine addolorata datata 1784. L’anno dopo, durante il periodo romano, espose al Pantheon il martirio di San Cassiano, che lo storico Bonamini definì opera sullo stile del Domenichino. Alla fine del 1790 iniziò il lavoro per uno dei tondi nei pennacchi della cupola del Duomo di Urbino, conservato nel Museo diocesano della città sotto l’influenza della famiglia Albani. Le opere su commissione si susseguirono da Cartoceto a Pennabilli, da Tolentino a Macerata”.
-Lei nella sua interessante relazione descrive con minuzia le vicende dell’insediamento agostiniano a Civitanova Alta che, come ha sottolineato, potrebbe risalire alla prima metà del Duecento. Oggi la chiesa con le nuove forme architettoniche, risale al XVII-XVIII secolo e all’interno vi sono importanti opere del Tedeschi. Che cosa ci può dire in merito?
“Tedeschi Pietro, pesarese, nacque da onestissimi genitori e di famiglia onorata e cognita per un Giovanni Antonio Tedeschi, il quale nel 1717 stampò a Roma la sua traduzione delle epistole di Plinio. Così scrive ai primi dell’Ottocento Antaldo Antaldi, figura eminente nella vita culturale, politica e sociale della Pesaro tra Sette e Ottocento, nel suo manoscritto dal titolo Notizie di alcuni pittori, architetti, scultori di Urbino, Pesaro e luoghi circonvicini, conservato alla Biblioteca Oliveriana. Come ha ben detto Grazia Calegari, a Pesaro, oltre che nella chiesa di Sant’Agostino e nella sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, vi sarebbero altre opere del Tedeschi nei fondi del museo civico. Perchè non recuperarli? Per le chiese della Marca il Tedeschi, nel soggiorno romano, continuò a realizzare pale d’altare. Destinazione in gran parte chiese agostiniane. Fra il 1805 e il 1808, il Tedeschi invia per la chiesa di Sant’Agostino a Civitanova Alta, ben tre pale d’altare che sono la testimonianza dell’attività estrema del prolifico pittore pesarese, in cui si evidenziano i rinnovati rapporti con il classicismo bolognese.
Nel suo interessante saggio tratto da “Gli agostiniani nelle Marche: architettura, arte, spiritualità”, a cura di Fabio Mariano, il critico d’arte, esperto soprattutto del movimento avanguardistico del Futurismo nelle Marche, ha estrapolato alcune riflessioni sulle novità artistiche, nella seconda metà del Seicento e ai primi del Settecento, all’interno delle chiese agostiniane marchigiane “le imponenti strutture gotiche, che avevano subito qualche aggiustamento nel corso del Rinascimento, vengono ricoperte da nuovi apparati decorativi in stucco e ornate da sontuosi altari in marmi policromi destinati ad accogliere immagini sacre, che si attengono ai nuovi modelli figurativi elaborati a Bologna e a Roma. Nelle zone settentrionali Pesaro, Fano si impongono formule compositive severe e grandiose e il Guercino a Fano dipinge l’Angelo Custode per gli Agostiniani, mentre il Cantarini declina il suo gusto reniano.Nella bassa Marca, i legami artistici sono più intensi con Roma e le opere di Travisano, Trasi, le decorazioni di Giovanni Anastasi risentono di queste influenze. La chiesa di Sant’Agostino in Civitanova Alta ha una ricostruzione fdelle vicende storico-architettoniche che risale alla prima metà del Duecento. Gli attuali riferimenti archiettonici degni di rilievo sono la doppia terminazione del profilo iconografico del presbiterio e la cupola lievemente ellittica che copre lo pseudo-transetto”.
Paolo Montanari
Locandina di repertorio

 

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