Conferenza sul concetto di Natura, poesia e fabbrica, in Pascoli, Volponi e Olmi

“La natura è un tempio dove pilastri viventi lasciano talvolta sfuggire confuse parole. L’uomo vi passa lungo foreste di simboli, che lo fissano con sguardi familiari (Corrispondance dai Fiori del Male di Baudelaire). Non è un epigrafe, ma l’essenza dell’incontro che si è svolto nella sala conferenza della Biblioteca Bobbato sul concetto di Natura, poesia e fabbrica, in Pascoli, Volponi e Olmi. Relatori il docente e attore Roberto Rossini, il giornalista e critico letterario Paolo Montanari e l’artista e videomaker, Leonardo Nobili. L’iniziativa rientra in un breve ciclo organizzato dalla Biblioteca Bobbato e l’Iscop di Pesaro e Urbino. La rappresentazione della natura in Pascoli va al di là dell’idilio e georgica virgiliana. “Non è il poeta del fanciullino e della casa bianca, dove la cavallina storna riporta il corpo senza vita del padre. Non è il poeta lasciato solo con una sorella, dall’altra sorella, creando intorno a lui un vuoto esistenziale incolmabile, ha sottolineato Montanari. Sarebbe riduttivo leggere le poesie e le opere del grande poeta romagnolo solo in questa ottica. Pascoli, cantore delle campagne marco-romagnole e toscane è vicino alla cultura francese, la sente sua. Per questo motivo la poesia di Baudelaire, Mallarmè, Verlaine e soprattutto Apollinaire,rappresentano momenti lirici in cui il poeta di San Mauro, ritrova le sue suggestioni, libero dalla modernità e sente in modo autentico la realtà e il suo mondo. Pascoli è il poeta che canta la natura, che anticipa la poesia romagnola di Tonino Guerra, Baldini e Pedretti. Il poeta è come una cartina al tornasole e riprende la natura e la ripropone in simboli: “Ciò che vediamo non è che un simbolo, gli oggetti, la natura sono simboli che parlano dell’uomo, risvegliano i sentimenti e i ricordi”. A questo concetto di natura si rifà anche il poeta e scrittore urbinate Paolo Volponi. Che cos’è la natura per Volponi? Sono i paesaggi urbinati, ripresi da Piero della Francesca e Raffaello? Sono le immagini di un Montefeltro abbandonato, come spesso ripete lo scultore, Arnaldo Pomodoro? Sono anche queste realtà e metafore poetiche, ma sottolinea Roberto Rossini, la natura coincide con l’osservazione degli oggetti della natura (definizione pascoliana) e degli animali, che diventano i protagonisti dei suoi racconti e del romanzo La macchina mondiale. Qui il rapporto fra animali e industria, diviene immediato. Il ficus diviene protagonista umanizzato nella stanza del direttore della fabbrica. Volponi da intellettuale di sinistra umanitario, vede perdere intorno a sè il significato di fabbrica, che è sì utopico, ma unica ancora di salvezza dell’uomo di fronte alle regole capitalistiche. Su questa ottica, anche se il rapporto fra uomo, lavoro e natura è più a carattere religioso e in parte contemplativo, è il cinema di Ermanno Olmi, ed in particolare i suoi documentari, che anticipano capolavori, come Il Posto, la Circostanza, I Fidanzati fino ad arrivare all’Albero degli Zoccoli, in cui Olmi compie un’operazione inversa, dalla catena di montaggio, per i documentari commissionati dalla Edison, al recupero dei valori della civiltà contadina. Ne l’Onda, documentario presentato alla Biblioteca Bobbato, si ritrovano le forze naturali dell’acqua, elemento primordiale ma anche fonte energetica per l’industria degli anni 50 e 60 e vi è una profonda conoscenza del cinema russo in particolare di Pelesjan. Infine, il video di Nobili dal titolo Materiali. E’ certamente un’operache dovrebbe essere ospitata in qualche fondazione di arte contemporanea. La forza della catena di montaggio che trasporta corpi umani morti e incelofanati, ci ricorda l’alienazione al lavoro di Tempi moderni di Chaplin, ma anche il dramma dell’uomo moderno sempre più isolato sia nel contesto lavorativo che sociale.
Paolo Montanari

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