Intervista al giornalista Vito Bruschini, vincitore nella sezione narrativa del Premio Cattolica, incontrato a Pesaro. La verità sul caso Orlandi

 

Vito Bruschini, giornalista, dirige l’agenzia di stampa per gli italiani nel mondo “Globalpress Italia”. Ha scritto testi per il teatro e per la televisione. Si è sempre interessato dei misteri italiani e delle vicende criminali. Ha pubblicato nove romanzi tradotti in otto paesi, compresi gli USA e la Russia. Con “La verità sul caso Orlandi”, il libro del film “La verità sta in cielo” di Roberto Faenza, Bruschini, riapre le porte segrete del caso Orlandi. Lo abbiamo incontrato a Pesaro e recentemente ha vinto, nella vicina Cattolica, il premio internazionale per la narrativa Città di Cattolica. Lo abbiamo intervistato.

 

-Vito Bruschini, i misteri d’Italia sono tanti. In questo periodo la commissione parlamentare sul caso Moro, sta riaprendo il caso, con l’acquisizione di nuova documentazione. Lei da anni sta seguendo un altro caso misterioso quello di Emanuela Orlandi, 15 anni cittadina vaticana. Era il pomeriggio del 22 giugno 1983. Da allora non si è saputo più niente….

 

“Il caso Orlandi fece scalpore ed ebbe risalto mondiale quando il 3 luglio, durante l’Angelus domenicale, papa Wojtyla lanciò dalla finestra del Palazzo pontificio un accorato appello ai suoi rapitori affinché restituissero la ragazza alla propria famiglia. Nel corso di quell’anno il papa per ben altre sette volte rinnovò la preghiera ai sequestratori, ma con i risultati che ben conosciamo. Nessuno rispose. Si comprese subito che il rapimento non era a scopo estorsivo quando la famiglia, grazie a una colletta con amici e sostenitori, riuscì a raccogliere tre miliardi di lire offrendoli ai rapitori per la sua liberazione. Il misterioso portavoce dei criminali (che per il suo curioso accento gli investigatori chiamarono l’Amerikano) si espresse chiaramente affermando che quello «Era un sequestro politico». Da quel momento opinionisti, giornalisti, servizi segreti di stati diversi, provocatori, megalomani ed esibizionisti si scatenarono con le congetture più stravaganti… ma di Emanuela si persero le tracce. Si hanno prove che era ancora in vita, tre mesi dopo la sua scomparsa. Poi più nulla e sono passati 34 anni”.

 

-Con il suo libro divenuto un film del bravo regista emiliano, Roberto Faenza, si sono riaperte le porte segrete, soprattutto si cerca di far aprire i cassetti degli uffici vaticani, per scoprire la verità. Che cosa ci può dire in merito?

 

“Il film di Faenza si basa soprattutto sulle testimonianze che Sabrina Minardi ha raccontato alla giornalista Raffaella Notariale. La Minardi era stata l’amante di Renatino De Pedis, uno dei boss della banda della Magliana, ma fa quelle dichiarazioni nel 2008, quando ormai erano trascorsi venticinque anni dal sequestro e infatti si contraddice e scambia persone invalidando le sue stesse dichiarazioni, senza contare che era reduce da anni di terapie in comunità di recupero per tossici. Il mio romanzo al contrario segue un’altra strada per poi ricongiungersi nel finale al racconto di Faenza. In estrema sintesi il rapimento di Emanuela si colloca nella lotta tra la loggia massonica (si chiamava Loggia Ecclesia ed era costituita da 113 tra cardinali e monsignori più otto personalità del mondo cattolico. Se ne parlava già dal 1975) e papa Wojtyla. Il rapimento di una ragazza vicina al papa (il padre era un messo del Palazzo pontificio) doveva servire a distogliere il papa stesso dal finanziare il sindacato polacco Solidarnosc che in quei mesi stava dando delle grandi spallate al governo filosovietico di Jaruzelski. Lo IOR, la banca vaticana, sembra che abbia elargito in totale la bellezza di un miliardo di dollari ai rivoltosi di Solidarnosc”.

 

-33 anni di varie piste vagliate dagli inquirenti e viene fuori di tutto e di più: dallo IOR, dalla banda della Magliana, lo Stato italiano e il Banco Ambrosiano. Ora nuovi documenti segreti, potrebbero dare fine a ipotesi e vie talvolta più depistaggi che autentiche piste per una verità a cui soprattutto il fratello di Emanuela Orlandi non si è mai rassegnato.

 

“Come dicevo, i cardinali massoni non volevano che il comunismo cadesse perché, dicevano, che sarebbe venuto meno l’equilibrio mondiale tra l’occidente capitalista e l’impero marxista. Ma Wojtyla non si fece intimidire e cinque anni dopo, con il crollo del muro di Berlino, raggiunse il suo obiettivo sconfiggendo l’impero sovietico e con esso il comunismo… con gli effetti che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Debbo dire che i cardinali massoni avevano visto giusto. Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela non ha mai voluto accettare “la ragion di stato” che purtroppo ha travolto la sorella. Questa è la sostanza e tutte le altre piste sono dei corollari che in minima parte entrano nella vicenda, ma la motivazione principale è quella che ho raccontato nel libro”.

 

-Che cosa potrebbe fare papa Francesco per la verità sul caso Orlandi?

 

Pietro stesso, dopo l’elezione di Bergoglio, è riuscito ad avvicinarlo chiedendogli di sciogliere i sigilli del Segreto pontificio per poter conoscere la sorte della sorella. Ma papa Francesco è stato lapidario. Gli ha negato quella possibilità e gli ha detto di rassegnarsi: «Tua sorella è in cielo». Una frase che ha annientato i familiari di Emanuela. Era sottinteso che quelle carte, nascoste nelle casseforti vaticane, non sarebbero mai state mostrate al pubblico per scoprire la verità”.

 

-A Cattolica un premio su un mistero italiano, insieme alle lettere di Enzo Tortora alla moglie Francesca, anch’esse premiate nella lunga kermesse editoriale. Perché? Siamo finalmente pronti alle verità e a recuperare il significato autentico di giustizia?

 

Il caso Tortora è un’altra vergogna della nostra epoca e del nostro sistema giudiziario. Il Premio Pegasus di Cattolica ha fatto bene a farlo emergere alla conoscenza dell’opinione pubblica, come questo del caso Orlandi. La gente vuole conoscere la verità, ma evidentemente le autorità ne hanno paura. E questo è un brutto segnale. Quando le istituzioni temono di mostrare la verità alle loro popolazioni (in Italia quanti misteri della nostra vita politica sono rimasti tali a distanza di decenni) vuole dire che non le reputano sufficientemente mature oppure che ne hanno paura. Dobbiamo continuare a batterci per ottenerle, senza arrenderci mai, come ha fatto Pietro Orlandi che da 34 anni continua a lottare per sapere a causa di chi e perché sua sorella ha dovuto rinunciare alla sua vita.

 

Paolo Montanari

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...