Presentato al teatro comunale di Mombaroccio un folle derby del Rinascimento Tasso e Ariosto, organizzato dall’Istituto statale comprensivo L.Pirandello e il Comune di Mombaroccio

 

In questo periodo di celebrazioni, rimanendo in ambito cavalleresco, dopo il Don Chisciotte di Cervantes, è stato presentato al teatro comunale di Mombaroccio un folle derby del Rinascimento Tasso e Ariosto, organizzato dall’Istituto statale comprensivo L.Pirandello e il Comune di Mombaroccio, in particolare voluto espressamente dal sindaco Angelo Vichi e dall’assessore alla cultura, Mauro Ferri. E sì, perché quest’anno vi sono oltre alle Metamorfosi di Ovidio, altre ricorrenze importanti; fra queste le celebrazioni dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. E quale location migliore di Mombaroccio, con la sua atmosfera cortense, con il palazzo del Monte, visitato al termine dell’incontro, dagli studenti, poteva ospitare la singolare tenzone fra il Tasso e l’Ariosto? L’idea è nata in primis a due giovani docenti dell’Istituto Pirandello, Elisa Boncompagni e Michele Alexis, che insieme agli studenti della secondaria Pirandello di Mombaroccio avevano preparato un progetto, semplice amò di fumetto,su questa querelle che aveva nientemeno come giudice Galileo Galilei e la presenza addirittura di un Pontefice e poi spiegheremo il perché. Il giornalista e operatore culturale, Paolo Montanari e la docente di lettere del Liceo Scientifico Marconi, Marta Fossa, in una simbiosi perfetta con i ragazzi hanno dato vita ad uno spettacolo, che meriterebbe essere portato in vari istituti scolastici delle medie inferiori. Marta Fossa con la sua capacità interpretativa ha letto il famoso capitolo della Pazzia di Orlando, un omaggio al grande Ariosto. Paolo Montanari invece ha introdotto lo spettacolo teatrale degli studenti, presentando l’immaginaria querelle sotto l’egida di Galileo Galilei, amico di Del Monte. Galileo mette in parallelo l’Ariosto con il Tasso e dà il suo pieno consenso all’Orlando Furioso ariostesco, derivante dalle influenze cavalleresche del Boiardo e svalutando del tutto la Gerusalemme Liberata del Tasso. 1 a 0 per Ariosto. Ci penserà qualche secolo dopo Giacomo Leopardi, a portare in parità la singolare tenzone fra i due illusri scrittori. Ma veniamo al duro giudizio di Galileo si Tasso: “Questo poeta, sia nelle sue invenzioni oltre tutti i termini è gretto, povero e miserabile e invece l’Ariosto è magnifico,ricco e mirabile. E quando mi volgo a considerare i cavalieri con le loro azioni e avvenimenti, come anche tutte le altre favolette di questo Poema, parmi penetrare in uno studietto di qualche ometto curioso”. E certamente nelle loro conversazioni non solo scientifiche Guidobaldo Del Monte e Galileo Galilei, parlarono anche dei poemi cavallereschi e del realismo sofferente di Ariosto e Tasso. D’altronde la cultura di Galileo oltre a quella scientifica è anche manierista,e ne connota i valori dai dipinti che ama del Parmigianino. Ecco perché è già vicino al classicismo epico di Ariosto, dove prevale la fantasia sulla realtà. Secondo Galileo l’immagine della Gerusalemme del Tasso è distorta, come una figura umana veduta di scorcio: “altro non presentano che una confusa mescolanza di linee e di colori, dalla quale anco si potriano nudamente raccapezzare immagini di fiumi o sentier tortuosi, ignude spiagge, nugoli o stranissime chimere”. Fin qui vi documenti storici. Ma come hanno visto i ragazzi questo folle derby? Nelle raffigurazioni del poeta ferrarese, Ariosto, i ragazzi hanno potuto osservare un uomo con un profondo disincanto, distacco come se fosse un saggio, un filosofo dell’Antica Grecia. Ecco perché nella loro rappresentazione il personaggio principale è il Tasso, l’irrequieto scrittore campano, che nel suo continuo peregrinare, a Milano, Bergamo, Bologna, Urbino, Ferrara e Roma dove è sepolto, ha dovuto sempre lottare con la solitudine e la pazzia. Se la pazzia immaginifica di Orlando viene vinta quando l’eroe ariostesco tornerà sano, la pazzia di Tasso, coincide con il suo tormentato percorso esistenziale. Per questo i ragazzi hanno dimostrato di essere più vicini al Tasso, che nella loro rappresentazione arriva a Pesaro, dove alloggia in una piccola dimoraresidenziale, il barchetto, andato poi distrutto e inglobato nell’ospedale psichiatrico San Benedetto, Per Tasso quell’esperienza fu reale, avendo trascorso 10 anni della sua esistenza nell’ospedale psichiatrico di Sant’Anna? E i giovani che di fantasia ne hanno tanta, hanno voluto aggiungere nel loro fumetto teatrale, anche un’altra figura storica della psichiatria italiana, Cesare Lombroso, che fu direttore del San Benedetto.

Paolo Montanari
Foto di Marta Fossa

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