Seminario “Italo Mancini vent’anni dopo”

italo manciniURBINO – Si è svolto un seminario promosso dall’Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino e l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Italo

Mancini” dal titolo “Italo Mancini vent’anni dopo”, presso il Circolo Acli – Centro Universitario di Urbino. Presenti autorevoli studiosi come Mons.Bruno Forte, Teologo e Arcivescovo di Chieti-Vasto, Carmelo Vigna, Università Cà Foscari di Venezia, Piergiorgio Grassi,direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Italo Mancini”, Marco Cangiotti dell’Università degli studi di Urbino, Sergio Domenico Scalzo, Enrico Moroni, Michele Cascavilla, Galliano Crinella e Alessandro Di Caro, che furono allievi di don Italo Mancini, ed oggi sono docenti universitari. Presenti anche l’Arcivescovo di Urbino mons. Giovanni Tani, don Mario Florio, direttore dell’Istituto Teologico Marchigiano.

Abbiamo intervistato i tre relatori più significativi, che furono anche amici, allievi e compagni di studio di don Italo Mancini.

 

INTERVISTA A MONS. BRUNO FORTE

 

Che significato ha per le nuove generazioni, l’insegnamento di don Italo Mancini?

 

” Vi sono molte ragioni, che rendono attuale il pensiero di don Italo e che affascinano le nuove generazioni. Ed io ne ho individuate principalmente tre: don Italo fu un cercatore insonne e soprattutto vi fu la fatica costante della mediazione fra irriducibili (L’essere e il nulla, Dio e l’uomo, ragione e fede, bene e male). Alla fine del suo percorso filosofico arriva ad accettare la loro compresenza. In secondo luogo don Italo è stato l’uomo  del dialogo, di proporre ed ascoltare e di cogliere le domande vere in ogni interlocutore. Infine don Italo è stato testimone di Cristo. Nella sua incessante ricerca filosofico-teologica, non ha mai dimenticato di essere prima di tutto un sacerdote. Questi tre aspetti nella crisi degli orizzonti apparentemente moderni e nelle inquietudini del post moderno, sono uno stimolo a dar fiducia alla ricerca del pensiero, l’incontro con l’altro e gli apporti al rafforzamento della fede cristiana”.

 

Si può dare una definizione temporale alla ricerca di don Italo Mancini?

 

“Certamente, la sua ricerca si divise in due periodi: il ventennio dedicato al lavoro <<per la teoria del cielo>> e l’epoca seguente consacrata <<alla città dell’uomo e alla terra>>. Poi si ferma, con la sua ultima opera “Frammento su Dio”. Qui Mancini riscopre sì il Dio del frammento, ma non riesce a delineare in questo paradosso, tutto cristiano e tutto filosofico, la rivelazione della bellezza, l’offrirsi del Tutto nel frammento, come forma e splendore che s’irradia dal profondo. Dove si si ferma la parola interrotta dal silenzio della morte, li rinasce la vita. Mancini consegna il testimone a chi verrà dopo di lui. Il suo “frammento” è inizio di nuovi cammini di pensiero e di vita. Proprio così è un testamento, una promessa e una sfida, da cui non si potrà facilmente prescindere per aprire orizzonti sensati al discorso su Dio in questo tempo di passaggio, che è il nostro. L’insonne ricerca di don Italo appella, insomma, a nuove ricerche oltre il suo ultimo approdo”.

 

 

INTERVISTA A PIERGIORGIO GRASSI

 

Prof. Grassi, Lei per molti anni ha lavorato accanto a don Italo. Quale messaggio riscontra dopo vent’anni dalla sua morte, per gli studiosi e i giovani che vogliono intraprendere gli studi filosofici e teologici?

 

“In questi anni vi è stato un cambio di civiltà, nel senso che stiamo passando da una civiltà vissuta negli stati nazionali a quella globale e quindi siamo di fronte ad una società dove le culture si incontrano, si intrecciano e modificano. Don Italo ha tracciato nuove strade, soprattutto di dialogo filosofico-teologico con la cultura laica, mostrandole insieme. i limiti e i valori positivi di cui è portatrice”.

 

Secondo una visuale sociologica, prof.Grassi, oggi vi è bisogno di sacro nella nostra società?

 

“La società globalizzata è estremamente frammentata e incerta. Sono saltati i riferimenti tradizionali. Il cristianesimo ha una grande chance, perchè può portare avanti un messaggio a tante persone spaesate, in quanto ha una grande tradizione di storia attraverso varie civilizzazioni”.

 

 

INTERVISTA A CARMELO VIGNA

 

Qual’è il merito filosofico-teologico di don Italo Mancini, nella ricerca conemporanea?

 

“Don Mancini è riuscito a tenere insieme l’ermeneutica e l’ontologia con la fluidità della lettura del mondo. Oggi l’aspetto ontologico è disatteso, ma Mancini ha saputo richiamare,soprattutto rivolgendosi alle nuove generazioni, a forme stabili, nei confronti delle forme mobili (la cultura del clic). Il lavoro su Mancini va avanti per la parte ermeneutica e viene confrontato e interpretato in maniera diversa, soprattutto per la lettura del tempo che i media e i nuovi media stanno portando avanti. Dobbiamo tener presente che viviamo in una sorta di sovramondo che non è di Platone, ma è quello della rete”.

 

A cura di Paolo Montanari

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